Quella scritta sul muro ci aveva lasciati amareggiati, ma come, uno si sbatte, organizza, prepara, monta e smonta, e poi si trova uno scarabocchio anonimo sul muro del cesso che gli dimostra come tutti i suoi sforzi siano stati vani? Ma perché?
Poi per carità, ognuno ha i suoi gusti e la sua sensibilità, e certe cose che piacciono a me non devono per forza piacere a un altro, però diciamo che vedersi disconoscere così il propio lavoro aveva scatenato reazioni non proprio allegre.
Il Subcomandante, per esempio, non l'aveva presa benissimo. Subito ha borbottato "Oh beh, non si può piacere a tutti", e finita lì, ma già il giorno dopo l'ho trovata in cucina con la testa nel forno che gridava "Bastardi! La faccio finita!". Meno male che il forno era spento, l'ho ricondotta alla ragione e ho comprato un microonde, che con lo sportello aperto non funziona e non ci si può ammazzare dentro.
Ma si vedeva che la faccenda della scritta le rodeva ancora, così mi sono deciso a trovare una soluzione..

Poi per carità, ognuno ha i suoi gusti e la sua sensibilità, e certe cose che piacciono a me non devono per forza piacere a un altro, però diciamo che vedersi disconoscere così il propio lavoro aveva scatenato reazioni non proprio allegre.
Il Subcomandante, per esempio, non l'aveva presa benissimo. Subito ha borbottato "Oh beh, non si può piacere a tutti", e finita lì, ma già il giorno dopo l'ho trovata in cucina con la testa nel forno che gridava "Bastardi! La faccio finita!". Meno male che il forno era spento, l'ho ricondotta alla ragione e ho comprato un microonde, che con lo sportello aperto non funziona e non ci si può ammazzare dentro.
Ma si vedeva che la faccenda della scritta le rodeva ancora, così mi sono deciso a trovare una soluzione..

Era una giornata piovosa di un inverno parigino quando piove e fa freddo, sopratutto al 36 di Quai Des Orfèvres, sede della polizia cittadina, e come ogni giornata piovosa me ne stavo in ufficio davanti alla stufetta elettrica a giocare a rubamazzo col mio assistente, l'agente Andrè Ardlà, quando suonò il telefono. Era il centralino, una chiamata per me dall'Italia.
Me la feci passare, e mi trovai ad ascoltare i singhiozzi di una ragazza, sconvolta da ciò che aveva appena trovato nel bagno del suo locale.
- Un cadavere? - feci io.
- Noo! - mi rispose.
- Allora un assassino? - chiesi.
- Macchèe - replicò lei.
- Una cacca? - azzardai.
- Nooo! Una scritta!
Una scritta? La cosa era interessante, qualcuno aveva ucciso una scritta nel bagno di un locale, neanche Simenon aveva mai immaginato niente del genere. La spiegazione della ragazza mi riportò coi piedi per terra.
- Qualcuno ha scritto sul muro del mio bagno "Ridateci le Cappe", voglio scoprire chi è stato!
- Stia lì, arriviamo subito.
Presi la palandrana e il mio assistente raccolse gli strumenti da indagine, saltammo sulla nostra Renault Supercinque e ci precipitammo a Genova, dove la nostra nuova cliente aveva il locale.
Non ci volle molto, giusto tre righe, e a metà della terza eravamo al cospetto della vittima.
Si chiamava Subcomandante Marzia, era il leader di un gruppo anarco insurrezionalista che soleva riunirsi in quel locale, le Cappe Rosse.
Non c'era nessuno, ma non sembrava poterci stare molta clientela, date le dimensioni valutai che con una decina di clienti dovesse sembrare già pieno. Le chiesi se riusciva a pagarsi le spese, con così poco giro.
- No, sono obbligata a trafficare in organi al mercato nero, e una volta al mese importo oppio dall'Afghanistan sotto la copertura di una organizzazione non governativa che opera per la pace.
- Mi sembra giusto. Posso vedere la scritta ora?
Il Subcomandante Marzia mi accompagnò in bagno, mentre il mio assistente Andrè esaminava il bancone in cerca di indizi.
Sul muro c'era una scritta che diceva "Ridateci Le Cappe", che pareva redatta da una mano molto tremolante. Evidentemente l'autore doveva avere poca dimestichezza con le penne, oppure era ubriaco, niente di più facile, trovandosi in un bar.
- Ricorda di qualche cliente ubriaco, di recente?
- Farei prima a elencare quelli sobri - fece lei con un sospiro.
- Faccia uno sforzo. C'è stato qualche beone che ha usato il suo bagno in questi giorni?
- Beh, c'è stato Tirsotto, il nostro ciucco abituale, ma lui non lo usa il bagno, quando perde il controllo se la fa direttamente nei pantaloni. Poi la compagnia dei giochi..
- Che giochi?
- E' un gruppo di ragazzi che vengono di mercoledì, passano la serata a giocare a carte, o a scarabeo.
- Si ubriacano?
- Qualche volta, soprattutto quello piccoletto, lo chiamano lo Sbirro perché è molto autoritario, e poi gira con la pistola.
- E che ci fa con una pistola in un locale come questo?
- Gliel'ho detto, si riuniscono per giocare, ogni tanto si fanno una roulette russa, e lo Sbirro procura la pistola. Mercoledì per esempio si è sparato Enrico, ma non è andato in bagno, è stramazzato direttamente sul tavolo.
I suoi discorsi mi stavano portando su una pista sbagliata, la soluzione doveva per forza essere un'altra. Tornai al banco a chiedere al mio assistente se aveva trovato qualcosa, e lo trovai riverso sul pavimento.
- Andrè, che succede?
- Inspecteur, ho trovato un indizio!
- Di che si tratta?
- Succo di mela verde, ci si fanno delle caipiroske buonissime! Guardi, ne ho già provate sette!
- Dannazione, di questo passo non scopriremo mai a chi appartiene la scritta in bagno!
Il Subcomandante mi mostrò dei moduli di iscrizione all'arci. Erano quelli che i clienti compilavano per potersi tesserare. Forse dalla calligrafia saremmo potuti risalire al colpevole..
- Idea geniale! - esclamai, strappandole di mano i moduli e correndo a chiudermi in bagno.
- Inspecteur, di solito si usano letture diverse! - mi gridò dietro il mio assistente.
Spulciando i moduli con le differenti calligrafie non ci misi molto a trovare quella giusta, corrispondeva a un tale Danilo Schiara, un furfante ben noto alla polizia locale, già finito dentro per piccoli crimini, scippi, parcheggi in sosta vietata, genocidi.
Allertai immediatamente la Questura, ma non prima di avere tranquillizzato la padrona del locale.
- Non si preoccupi signorina, la scritta è stata solo lo scherzo di un malintenzionato, non riflette il pensiero dei suoi clienti.
- Allora vuol dire che posso continuare a mantenere questa linea, coi giochi il mercoledì sera e i panini col formaggio scaduto?
- Si, però metta qualcun altro dietro il banco, che Andrè le sta finendo le scorte di vodka.
Il caso era chiuso.

Me la feci passare, e mi trovai ad ascoltare i singhiozzi di una ragazza, sconvolta da ciò che aveva appena trovato nel bagno del suo locale.
- Un cadavere? - feci io.
- Noo! - mi rispose.
- Allora un assassino? - chiesi.
- Macchèe - replicò lei.
- Una cacca? - azzardai.
- Nooo! Una scritta!
Una scritta? La cosa era interessante, qualcuno aveva ucciso una scritta nel bagno di un locale, neanche Simenon aveva mai immaginato niente del genere. La spiegazione della ragazza mi riportò coi piedi per terra.
- Qualcuno ha scritto sul muro del mio bagno "Ridateci le Cappe", voglio scoprire chi è stato!
- Stia lì, arriviamo subito.
Presi la palandrana e il mio assistente raccolse gli strumenti da indagine, saltammo sulla nostra Renault Supercinque e ci precipitammo a Genova, dove la nostra nuova cliente aveva il locale.
Non ci volle molto, giusto tre righe, e a metà della terza eravamo al cospetto della vittima.
Si chiamava Subcomandante Marzia, era il leader di un gruppo anarco insurrezionalista che soleva riunirsi in quel locale, le Cappe Rosse.
Non c'era nessuno, ma non sembrava poterci stare molta clientela, date le dimensioni valutai che con una decina di clienti dovesse sembrare già pieno. Le chiesi se riusciva a pagarsi le spese, con così poco giro.
- No, sono obbligata a trafficare in organi al mercato nero, e una volta al mese importo oppio dall'Afghanistan sotto la copertura di una organizzazione non governativa che opera per la pace.
- Mi sembra giusto. Posso vedere la scritta ora?
Il Subcomandante Marzia mi accompagnò in bagno, mentre il mio assistente Andrè esaminava il bancone in cerca di indizi.
Sul muro c'era una scritta che diceva "Ridateci Le Cappe", che pareva redatta da una mano molto tremolante. Evidentemente l'autore doveva avere poca dimestichezza con le penne, oppure era ubriaco, niente di più facile, trovandosi in un bar.
- Ricorda di qualche cliente ubriaco, di recente?
- Farei prima a elencare quelli sobri - fece lei con un sospiro.
- Faccia uno sforzo. C'è stato qualche beone che ha usato il suo bagno in questi giorni?
- Beh, c'è stato Tirsotto, il nostro ciucco abituale, ma lui non lo usa il bagno, quando perde il controllo se la fa direttamente nei pantaloni. Poi la compagnia dei giochi..
- Che giochi?
- E' un gruppo di ragazzi che vengono di mercoledì, passano la serata a giocare a carte, o a scarabeo.
- Si ubriacano?
- Qualche volta, soprattutto quello piccoletto, lo chiamano lo Sbirro perché è molto autoritario, e poi gira con la pistola.
- E che ci fa con una pistola in un locale come questo?
- Gliel'ho detto, si riuniscono per giocare, ogni tanto si fanno una roulette russa, e lo Sbirro procura la pistola. Mercoledì per esempio si è sparato Enrico, ma non è andato in bagno, è stramazzato direttamente sul tavolo.
I suoi discorsi mi stavano portando su una pista sbagliata, la soluzione doveva per forza essere un'altra. Tornai al banco a chiedere al mio assistente se aveva trovato qualcosa, e lo trovai riverso sul pavimento.
- Andrè, che succede?
- Inspecteur, ho trovato un indizio!
- Di che si tratta?
- Succo di mela verde, ci si fanno delle caipiroske buonissime! Guardi, ne ho già provate sette!
- Dannazione, di questo passo non scopriremo mai a chi appartiene la scritta in bagno!
Il Subcomandante mi mostrò dei moduli di iscrizione all'arci. Erano quelli che i clienti compilavano per potersi tesserare. Forse dalla calligrafia saremmo potuti risalire al colpevole..
- Idea geniale! - esclamai, strappandole di mano i moduli e correndo a chiudermi in bagno.
- Inspecteur, di solito si usano letture diverse! - mi gridò dietro il mio assistente.
Spulciando i moduli con le differenti calligrafie non ci misi molto a trovare quella giusta, corrispondeva a un tale Danilo Schiara, un furfante ben noto alla polizia locale, già finito dentro per piccoli crimini, scippi, parcheggi in sosta vietata, genocidi.
Allertai immediatamente la Questura, ma non prima di avere tranquillizzato la padrona del locale.
- Non si preoccupi signorina, la scritta è stata solo lo scherzo di un malintenzionato, non riflette il pensiero dei suoi clienti.
- Allora vuol dire che posso continuare a mantenere questa linea, coi giochi il mercoledì sera e i panini col formaggio scaduto?
- Si, però metta qualcun altro dietro il banco, che Andrè le sta finendo le scorte di vodka.
Il caso era chiuso.

postato da: spassky alle ore 10:45 | Permalink | commenti (10)
categoria:racconti, i casi dellinspecteur renzè
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