venerdì, 30 novembre 2007
Vediamo se ne veniamo a capo tra tutti quanti

Oggi riceviamo una raccomandata dallo studio legale della proprietaria delle vecchie Cappe Rosse nella quale c'e' scritto:

-che noi siamo receduti dal contratto il 31/10/2007 (data in cui abbiamo riconsegnato le chiavi) senza debito preavviso

-che il locale è stato lasciato in pessime condizioni, con danni alle murature e agli impianti

- che ci siamo impossessati di varie apparecchiature che erano in dotazione del locale prima ancora che venisse stipulato il contratto d'affitto e precisamente:
-fabbricatore di ghiaccio
-affettatrice
-piastra da cucina
-1 frigorifero

La proprietaria ci invita pertanto a riportare queste apparecchiature e a versargli come indennizzazione 6 mesi di mensilità, visto il mancato preavviso.

- ORA -
 

In data 30/05/2007 ho firmato ,davanti a testimoni, una raccomandata a mano dove la proprietaria ci informava che non intendeva rinnovare il contratto  di locazione , alla naturale scadenza e ci invitava a rilasciare  l'immobile entro e non oltre il 30/06/2008, libero da cose e da persone.

Noi l'immobile lo abbiamo rilasciato e non credo che in questo caso avessimo dovuto mandargli un preavviso visto che era lei stessa che ci mandava fuori.

Le cose di cui dice esserci appropriati direi che facevano parte del corredo del circolo, e comunque non è scritto in nessun documento ( nè assemblee precedenti, nè lasciti a riscuotere per il circolo) che lei ne era la proprietaria.

Per quanto riguarda il pessimo stato del locale, non so se qualcuno lo ricorda com'era prima della ristrutturazione...dovrebbe solo ringraziare...

Secondo voi come ci dobbiamo comportare?
Ma soprattutto, qualcuno di voi conosce un'avvocato che ci possa dare anche solo una consulenza legale su questo nuovo sviluppo?
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categoria:segnalazioni, domande, scandali
venerdì, 16 novembre 2007
Tanto per capirci, preso dal sito dell'Arci di Genova:

Un articolo di Raffaella Bolini, pubblicato come editoriale di Liberazione, illustra le ragioni che porteremo in piazza sabato 17 novembre.

Ci ostiniamo testardamente a credere che questo possa diventare un
paese civile. Per questo, ancora una volta, sabato prossimo saremo a Genova. Era un paese decentemente civile quello in cui molti di noi credevano di vivere fino al 20 luglio del 2001, quando ci avviammo incontro alla mattanza con la serenità di chi possiede il privilegio immenso di fare conflitto sociale in una democrazia.
Era innanzitutto cultura civile quella che praticammo nei giorni dopo Genova, quando tutta Italia scese in piazza senza che volasse un sasso perché non volevamo diventare come quelli che avevano ucciso, picchiato, torturato.Ricostruire civiltà in questo paese è ciò che facciamo continuando a chiedere verità e giustizia, pretendendo che le autorità si assumano le proprie responsabilità per la più grave violazione dei diritti umani in occidente dal dopoguerra.
Difendiamo noi stessi, la memoria di Carlo Giuliani, il bisogno di risarcimento morale di tutte le vittime. E insieme, diamo ancora una volta occasione alle istituzioni e alle forze dell'ordine per recuperare a se stesse dignità. In un paese civile, le istituzioni sarebbero le prime a non voler convivere con macchie scure sulla propria coscienza. Dovrebbe essere evidente l'importanza, in una società non feudale, della credibilità che viene dalla trasparenza.
Ma questo, evidentemente, non è un paese civile. E' un paese dove le istituzioni sono abituate a convivere con la mafia, con la corruzione. Siamo il paese delle stragi, dei depistaggi, delle connivenze. Il potere difende se stesso, la sua sopravvivenza, la sua intangibilità. E' normale in Italia che i colpevoli siano promossi.
Noi, con la caparbietà di chi continua a difendere l'Italia democratica nata dalla Resistenza, confidiamo che la magistratura impegnata nei processi di Genova e Cosenza voglia fare il suo lavoro in modo indipendente. Confidiamo che saprà giudicare con equità, guardando ai fatti. E che non si presti neppure per un attimo a utilizzare venticinque ragazzi come pesi sui piatti delle bilance giudiziarie a cui finora è affidato, in assenza di una Commissione di Inchiesta parlamentare che ricostruisca le responsabilità politiche di insieme, il compito di trarre le somme dei fatti di Genova. Venticinque ragazzi, molti dei quali colpevoli di aver osato opporre una qualche forma di resistenza alla terribile paura di morire ammazzati dai caroselli delle autoblindo e dai proiettili sparati ad altezza d'uomo.
In questi giorni, ancora, un proiettile sparato a altezza d'uomo da un essere umano in divisa ha ucciso un ragazzo. Dopo Genova, molti di noi hanno imparato a dare più attenzione a quello che accade nelle strade, nei commissariati, nelle carceri dove troppe volte i diritti umani vengono violati.
E' lunga la lista delle persone picchiate, umiliate, e qualche volta uccise.Siamo stati vicini a genitori, familiari, amici. Abbiamo condiviso il dolore immenso, ancor più grande per essere stati colpiti proprio da coloro che avrebbero il dovere di difenderci. Abbiamo insieme lavorato perché dalle tragedie personali e collettive nascesse una consapevolezza comune, si diffondesse un nuovo senso civico.
La nostra società è piena di paura, di insicurezza, di solitudine. I legami comunitari sono fragili, il prossimo è diventato un potenziale nemico. E la nostra non affatto perfetta umanità invoca la risposta repressiva. Ma la storia del mondo ci dice senza ombra di dubbio che l'aumento di violenza genera solo altra violenza.
In questi anni, nelle molteplici forme che il movimento per un mondo diverso ha assunto, nelle sue diverse identità ed esperienze, tutti abbiamo scelto di rompere questo cerchio perverso. Chi con la nonviolenza, chi con il conflitto sociale radicale e pacifico, chi con la disobbedienza civile abbiamo risposto alla repressione con la partecipazione, alla rabbia con la cultura della responsabilità, alla paura con la solidarietà.
Genova sabato prossimo sarà la casa comune di chi, ancora una volta, insiste a non farsi intrappolare nell'odio e nella logica del nemico. Non difendiamo solo noi stessi, e la nostra storia, ma la possibilità per tutti di una storia che non sia fatta di prevaricazioni, vendette, ingiustizie.
Chiediamo una ennesima volta alle istituzioni di fare qualcosa per dimostrare di volere altrettanto. Di possibilità ne sono state lasciate cadere fin troppe, sui fatti di Genova e non solo.
Ma siamo testardi. E non ci arrendiamo.
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venerdì, 16 novembre 2007
Che non è il titolo della canzone di Silvestri, ma l'adesione da parte del Circolo errabondo Antiche Cappe Rosse alla manifestazione di domani in qualità del Subcomandante, di Pablo e di chi vorrà essere presente.
L'Arci come associazione si ritrova alle ore 13.45 davanti al furgone dell' Arci ( e dove sennò..) che sarà posteggiato all'incrocio davanti alla stazione marittima.
Noi, o per lo meno io, uscirò dal lavoro alle ore 14 e quindi ,siccome noi Cappe Rosse siamo sempre in controtendenza in quello che facciamo, abbiamo dato un'appuntamento approssimativo verso le 14 in Via di Fossatello davanti al negozio "I colori del sole" che è appunto il negozio dove lavoro.
Da li ci dirigeremo verso la manifestazione ,sperando di incontrare gli altri circoli che a quell'ora staranno già viaggiando capeggiati  dal furgone dell Arci.  Se invece volete farvi i cazzi vostri, liberissimi, ma sappiate che io subcomandante ho già la merda al cervello per quello che ho visto ieri sera a "Anno Zero" e quindi a chi non sarà presente un bubba non glielo leva nessuno!
A parte tutto, se volete unirvi a noi saremo lieti di manifestare con i nostri soci contro l'ennesimo insabbiamento da parte dello stato di fatti estremamente gravi e lesivi.
A domani
Il vostro subcomandante
postato da: roja30cr alle ore 15:21 | Permalink | commenti (4)
categoria:proclami