Era una sera come tante altre al comando di polizia, al 56 di Quai d'Orfèvres, e il mio ufficio appariva come sempre, freddo, anonimo, tendente al grigio, impregnato nei muri e nel mobilio da quell'odore di vecchi ricordi e sigarette stantìe. La mia scrivania, accanto alla finestra, era stranamente vuota, non una carta, non una scheda segnaletica, una foto, una penna fuori posto, niente di niente. Solo una presenza nel portacenere rivelava la mia sconfitta nella secolare battaglia per smettere di fumare. Io ero in piedi, a guardare la strada sottostante, le auto incolonnate nell'ora del rientro dagli uffici suonavano la solita ballata del clacson incattivito, gli autisti dai finestrini partecipavano al concerto occupandosi del coro, e con gesti sapienti da direttore d'orchestra dirigevano i fiati, sollevando al cielo i diti medi.
Anch'io fra un'ora sarei stato in mezzo a loro, a condurre la mia auto in quell'armonia di trombe e fiati, come in un assolo di cilindri non perfettamente intonati, che parte dal fondo del bridge e piano piano conquista il suo spazio, occupa il ritornello fino a coprire gli altri strumenti, e guida l'orchestra alla conclusione del pezzo.
Ancora un'ora, e finalmente le ferie, una settimana lontano da spacciatori, ladri di polli, puttane e tossici che tutti i giorni mi sfilano davanti in un'interminabile campionario di squallore. Avevo prenotato un piccolo albergo in Costa Azzurra, in un paesino fuori dal circuito dei riccastri che si spostano in yacht anche per andare a comprare le sigarette, e dei turisti a caccia di riccastri da fotografare. Lo avevo trovato durante la mia indagine a quel piccolo locale di Genova, come si chiamava? Le Cappe Rosse..
Ero stato chiamato per indagare su una misteriosa scritta sul muro, avevo mobilitato anche la polizia scientifica, ma proprio sul più bello quella sclerotica della proprietaria del locale mi aveva fermato, dicendo che non c'era più bisogno di indagini, che il locale avrebbe comunque chiuso, e mi aveva liquidato senza troppe spiegazioni.
Non mi è mai piaciuto essere cacciato da un'indagine, così avevo condotto qualche ricerca per conto mio, e avevo trovato alcuni misteriosi legami fra il circolo Antiche Cappe Rosse e un giro di prostitute ucraine. A quel punto il mio capo mi aveva assegnato un altro incarico, e la faccenda del circolo arci di Genova era stata archiviata.
Ci pensò il mio assistente, Andrè Ardlà, a riportarla in cima alle mie priorità, irrompendo nel mio ufficio con la solita espressione marmorea, e inchiodandomi alla finestra con le sue parole dritte e acuminate:
"Inspecteur, non può andare in ferie, la barista delle Cappe Rosse richiede il nostro intervento."
La mascella mi crollò di colpo, ma per evitare che il mio assistente se ne accorgesse accompagnai la caduta, stramazzando sulla poltrona con tutto il peso del mio corpo. Ardlà si limitò a guardarmi con disgusto, sollevando un sopracciglio, come faceva peraltro sempre. Ma ci sarà stato qualcosa che lo faceva sorridere a quello stronzone? Coi colleghi ci divertivamo alle sue spalle, chiamandolo Lurch, come il maggiordomo della famiglia Addams. "Ehi ragazzi, arriva Lurch!", e giù a ridere.
"Cosa vuole questa volta, Andrè?", gli domandai mascherando il sorrisetto che mi era venuto, "Un altro caso spinoso? Stavolta qualcuno le ha pisciato fuori dalla tazza?"
"Pare che stavolta sia una cosa seria, inspecteur. Ha trovato una pedata rossa sul pavimento, potrebbe trattarsi di sangue".
"Cacchio, allora è meglio sbrigarsi! Presto, alla Supercinque!"
Tana nananana nananana nananana nana Renzèèè
La colonna sonora faceva pena, ma i produttori della serie avevano insistito, dicevano che così avremmo catturato i nostalgici delle serie anni '60. Perlomeno non facevo BIFF! SOCK! quando facevo a cazzotti.
In men che non si dica fummo davanti al locale, in Vico Dietro il Coro di San Salvatore, ma era chiuso. Chiamai la titolare per vedere che non si fosse scordata, e fui subito preso a male parole:
"Masseiffuoriii? Non ci sto più lì! Ci siamo trasferiti in Vico Del Dragone! Sotto Via Ravecca!"
Mi era già passata la voglia di indagare in quel cazzo di locale, ma la polizia a Genova non c'era? Dovevano venire sempre a rompere i coglioni a me che stavo a Parigi? Il mio assistente, come se mi leggesse nel pensiero, sentenziò "Se chiamano la polizia di Genova non fa ridere".
Rassegnato, alzai le spalle e mi avviai verso la nuova sede del circolo, luogo del presunto efferato crimine di cui sopra.
La prima cosa che notai fu che il nuovo locale non aveva insegna, solo una serranda mezza abbassata da cui spuntava la scritta mezza cancellata "ingresso riservato ai soci", stampigliata su una portaccia di alluminio troppo somigliante a quella di un cesso per attirare chicchessia. Evidentemente anche quei tre clienti che ancora resistevano rappresentavano un fastidio per la barista.
Se fuori il locale era brutto niente poteva prepararmi a quel che vidi all'interno. Lasciamo stare il disordine, che i lavori di ristrutturazione erano in corso, e non si poteva certo pretendere che fosse pulito, ma i colori! Le pareti della prima stanza erano dipinte di un rosso abbacinante, che conferiva all'ambiente un aspetto da messa nera. La stanza successiva era pitturata di bianco, e la parete in fondo riprendeva il rosso di prima. Come se non bastasse le rifiniture, gli archetti e la finestra erano stati pitturati di nero.
"Mi lasci indovinare, per attirare clienti ha aderito al circolo dei Milan Club?", chiesi sarcastico.
"Casomai a quelli dei circoli anarchici", mi rispose con un ghigno. Dietro di me il mio assistente mi schernì ulteriormente, "Inspecteur, se si riferissero alla squadra di calcio non avrebbero appeso quel poster con la formazione del Genoa, non trova? Il rosso e il nero sono i colori della bandiera anarchica."
"Beh, non siamo qui per parlare di arredamento, no?", tagliai corto, "Mi faccia vedere la macchia e togliamoci dalle palle".
La ragazza dalla buffa pettinatura mi condusse fino al punto in cui qualcuno aveva lasciato una pedata rossa a forma di scarpa da ginnastica reebok. Mi attirai subito un'occhiataccia di Andrè, chiedendo alla barista se sapeva a chi appartenesse, quindi chiamai la scientifica.
Continua.
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